Architettura dell’informazione di un sito: guida pratica per PMI
L’architettura dell’informazione di un sito decide quali contenuti pubblicare, come raggrupparli, come chiamarli e per quali strade le persone li raggiungono. Sta sotto la grafica e la regge. Se è solida, un buyer trova la scheda tecnica in tre clic. Se è fragile, nessun restyling la sistema. In questa guida vediamo che cosa comprende e come si progetta passo per passo con due metodi collaudati, il card sorting e il tree testing. Vediamo anche quali errori fanno perdere contatti a una PMI B2B e che cosa cambia con gli obblighi di accessibilità in vigore in Italia.
In breve
- L’architettura dell’informazione (in inglese information architecture, o IA) mette insieme quattro sistemi: organizzazione, etichettatura, navigazione e ricerca.
- Si progetta prima della grafica, in quest’ordine: inventario dei contenuti, obiettivi, card sorting, mappa del sito, tree testing, wireframe.
- Il card sorting si fa prima di disegnare la struttura, il tree testing dopo, per verificarla. Invertire l’ordine costa rifacimenti.
- Le etichette dei menu devono usare le parole dei tuoi clienti, non quelle dell’organigramma interno.
- Una struttura chiara aiuta anche l’accessibilità, che dal 28 giugno 2025 è un obbligo per molte imprese private nell’UE.
Indice
- Che cos’è, in parole semplici
- Perché conta tanto su un sito B2B
- I quattro sistemi, uno per uno
- Come si progetta, passo per passo
- Un caso tipo: l’azienda meccanica che vende per settore
- Gli errori che vediamo più spesso
- Architettura e accessibilità: un obbligo che passa dalla struttura
- Il nostro punto di vista
- Quando affidarsi a un’agenzia
- Domande frequenti
- Fonti
Che cos’è, in parole semplici
Designers Italia è il riferimento pubblico italiano per la progettazione dei servizi digitali. Descrive l’architettura dell’informazione come la progettazione della struttura di un sito: organizzazione, etichette, ricerca e navigazione, pensata perché i contenuti siano facili da trovare e da usare. Il manuale operativo di design della PA aggiunge un punto che vale anche per le aziende: lo scopo è rendere i servizi più facili da trovare, da capire e da usare.
La definizione classica viene da Louis Rosenfeld e Peter Morville, autori del testo di riferimento della disciplina. Per loro l’architettura dell’informazione è la combinazione di schemi di organizzazione, etichettatura e navigazione dentro un sistema informativo. Nello stesso capitolo la descrivono come un’arte sorretta dalla scienza, e chi ha progettato qualche sito lo sa bene. I test con gli utenti danno dati preziosi, ma la struttura finale nasce dall’equilibrio tra ciò che cercano le persone e ciò che serve all’azienda. Una sola risposta giusta non esiste.
Due cose che l’architettura dell’informazione non è:
- Non è il menu. Il menu è la parte visibile. Sotto ci sono le categorie, le relazioni tra le pagine, i link contestuali, i filtri, la ricerca interna e persino la struttura degli URL.
- Non è tutta la UX. È una parte della user experience, che comprende anche interfaccia, interazioni, velocità e contenuti. L’architettura ne è le fondamenta.
Perché conta tanto su un sito B2B
Chi visita il sito di un’azienda B2B quasi mai ci arriva per caso. Può essere un responsabile acquisti che confronta tre fornitori, un progettista che cerca una tolleranza, un direttore commerciale che vuole sapere se gestisci lotti piccoli. Ha fretta e un compito preciso. Se non trova la risposta, non telefona per chiedere: torna su Google e apre il sito successivo.
Una buona architettura lavora su quattro fronti:
- Trovabilità. Ogni informazione importante ha un posto preciso e una strada evidente per arrivarci.
- Comprensione. Le etichette dicono che cosa c’è dietro, senza costringere a indovinare.
- Conversione. I percorsi portano al passo successivo: richiesta di preventivo, download, contatto con un commerciale.
- Visibilità organica. Una gerarchia logica e link interni coerenti aiutano i motori di ricerca a capire di che cosa parla ogni sezione e quali pagine contano di più.
C’è poi un effetto meno evidente: un’architettura chiara rende il sito più facile da gestire nel tempo. Quando arriva un nuovo prodotto o una nuova sede, sai già dove metterli. Non nasce la pagina orfana che nessuno troverà mai.
I quattro sistemi, uno per uno
| Sistema | Che cosa decide | Esempio su un sito B2B | Errore tipico |
|---|---|---|---|
| Organizzazione | Come si raggruppano i contenuti: per prodotto, settore, problema, tipo di cliente | Soluzioni divise per settore (alimentare, farmaceutico, automotive) | Raggruppare per reparto interno |
| Etichettatura | Le parole di menu, titoli e pulsanti | “Richiedi un preventivo” invece di “Contatti” | Gergo aziendale o sigle di prodotto |
| Navigazione | Le strade tra le pagine: menu, breadcrumb, link contestuali, footer | Dalla scheda prodotto ai casi studio dello stesso settore | Menu con 12 voci di primo livello |
| Ricerca | Come si trova un contenuto digitando | Ricerca interna con filtri per codice e materiale | Ricerca che restituisce solo articoli del blog |
Designers Italia aggiunge un quinto elemento che rende più robusti gli altri quattro: i tipi di contenuto e i vocabolari controllati. Puoi decidere, per esempio, che ogni “soluzione” abbia sempre gli stessi campi: problema, settore, prodotti collegati, caso studio, documenti. Così il sito resta coerente anche quando lo aggiornano persone diverse. Il modello per i siti dei Comuni segue proprio questa logica: struttura, terminologia e modi di navigare sono fissati in anticipo e uguali per tutti.
Come si progetta, passo per passo
Questi sono i passaggi di un progetto fatto bene, sia per un sito nuovo sia per il rifacimento di uno esistente.
1. Inventario dei contenuti
Si parte da un foglio di calcolo con tutte le pagine e i documenti esistenti: URL, titolo, tipo di contenuto, responsabile, data dell’ultimo aggiornamento, traffico. Sul sito di un’azienda media saltano fuori quasi sempre doppioni, pagine vecchie di anni e PDF che nessuno ricorda di aver caricato. È anche il momento di decidere che cosa eliminare.
2. Obiettivi e pubblici
Chi deve trovare che cosa? Scrivi i tre o quattro profili principali, per esempio ufficio acquisti, ufficio tecnico, possibile partner commerciale e candidato, e per ciascuno i compiti più frequenti. Accanto metti gli obiettivi dell’azienda: quali richieste vuoi ricevere, quali prodotti spingere, in quali mercati crescere. Qui architettura e strategia commerciale si incontrano, e per questo marketing e vendite devono lavorarci insieme.
3. Card sorting
Nel card sorting si chiede a persone reali di raggruppare i contenuti in categorie che per loro hanno senso. La guida di Designers Italia su come organizzare i contenuti lo indica come lo strumento per ordinare il sito in gruppi chiari per gli utenti. Ci sono due varianti:
- Aperto: i partecipanti creano le categorie e danno loro un nome. Serve per un sito nuovo o per una revisione profonda, perché mostra come ragionano i clienti.
- Chiuso: le categorie sono già date e i partecipanti vi distribuiscono i contenuti. Serve per inserire contenuti nuovi in una struttura che esiste già.
La ricerca ha proposto anche varianti più rapide. Uno studio pubblicato sul Journal of Usability Studies descrive il card sorting Modified-Delphi: ogni partecipante parte dal lavoro di chi l’ha preceduto e lo modifica. Nel contesto dello studio, il metodo ha dato risultati più utili di quello tradizionale.
A una PMI non servono grandi numeri. Basta una sessione con alcuni clienti e qualche commerciale, anche con le carte stampate sul tavolo, per vedere dove le categorie interne non corrispondono a quelle dei clienti.
4. Mappa del sito e gerarchia
Dai risultati del card sorting nasce l’albero del sito: voci di primo livello, sottosezioni, pagine. Due regole pratiche. Tieni il primo livello a poche voci chiare. Fai in modo che ogni pagina importante si raggiunga in pochi passaggi dalla home. Qui si decide anche la struttura degli URL, che dovrebbe seguire la gerarchia.
5. Tree testing
Il tree testing verifica l’albero prima che si disegni una sola schermata. Ai partecipanti si mostra solo la gerarchia in forma di testo, senza grafica, e si chiede di trovare qualcosa: “Dove cercheresti la certificazione ISO del vostro stabilimento?”. Una rassegna accademica della TU Graz sul tree testing lo presenta come una tecnica di usabilità per valutare la trovabilità dentro un’architettura gerarchica. Misuri quante persone arrivano alla voce giusta, quante tornano indietro e dove si perdono.
L’ordine conta: prima il card sorting, poi il tree testing. Se scopri un problema di struttura con il sito già online, per correggerlo devi rifare menu, URL, redirect e spesso anche parte della grafica.
6. Wireframe e percorsi
Solo a questo punto si disegna. Servono i wireframe delle pagine tipo (home, categoria, scheda prodotto, caso studio, contatti), con la posizione di menu, breadcrumb, link correlati e inviti all’azione. Per ogni profilo si traccia il percorso fino alla conversione. Il punto di partenza è la pagina d’ingresso più probabile, che spesso non è la home ma una pagina raggiunta da Google.
7. Regole per gestire il sito
Un’architettura regge nel tempo solo se qualcuno se ne occupa. Bastano poche regole scritte: chi può creare una nuova sezione, quali campi ha ogni tipo di contenuto, come si danno i nomi alle pagine, ogni quanto si rivede l’inventario. Per i contenuti hanno lo stesso ruolo che il manuale di brand ha per l’identità visiva.
Un caso tipo: l’azienda meccanica che vende per settore
Prendiamo una PMI che produce componenti in acciaio inox per tre settori: alimentare, farmaceutico e chimico. Il vecchio sito ha questo menu: Azienda, Produzione, Qualità, Prodotti, News, Contatti. Sotto “Prodotti” ci sono quaranta codici in ordine alfabetico.
Un buyer del settore farmaceutico deve capire in un minuto se l’azienda conosce le sue normative e ha già lavorato per aziende come la sua. Con quel menu deve aprire i prodotti uno per uno.
Dopo l’inventario e il card sorting, la struttura diventa questa:
- Settori: una pagina per settore, con i problemi tipici, i prodotti adatti, le certificazioni che contano e i casi studio.
- Prodotti: catalogo con filtri per materiale, misura e settore d’uso.
- Risorse tecniche: schede, certificati e disegni da scaricare, ricercabili per codice.
- Chi siamo: storia, stabilimento e qualità in un’unica sezione.
- Richiedi un preventivo: una voce in evidenza, sempre visibile.
Il tree testing serve, per esempio, a capire se chi cerca un certificato va a cercarlo in “Risorse tecniche” o in “Chi siamo”. Se metà dei partecipanti sbaglia strada, prima di andare online si aggiunge un collegamento tra le due sezioni o si cambia il nome della voce.
Gli errori che vediamo più spesso
- Il menu copia l’organigramma. “Ufficio tecnico” e “Area commerciale” hanno senso dentro l’azienda, non per chi compra.
- Etichette creative invece che chiare. “Il nostro mondo” non dice nulla. “Settori serviti” sì.
- Tutto al primo livello. Ogni reparto vuole la sua voce nel menu, e il menu diventa illeggibile.
- Pagine orfane. Sono contenuti pubblicati ma mai collegati, che non trovano né i visitatori né Google.
- Ricerca interna trascurata. Nei siti con cataloghi ampi molti tecnici digitano subito un codice. Se la ricerca non lo riconosce, il contatto è perso.
- Struttura decisa dopo la grafica. Prima si sceglie il tema, poi lo si “riempie”. È la via più breve per un sito bello e inutilizzabile.
- Prestazioni ignorate. Menu pesanti e mega-menu caricati con script lenti peggiorano l’esperienza. Quando si ridisegna la navigazione, conviene controllare i Core Web Vitals.
Architettura e accessibilità: un obbligo che passa dalla struttura
Con l’European Accessibility Act, dal 28 giugno 2025 l’accessibilità digitale è obbligatoria anche per molte PMI private che offrono servizi coperti dalla norma. In Italia le sanzioni amministrative possono arrivare a 40.000 euro e, in alcuni settori regolamentati, al 5% del fatturato. Dopo più di un anno, in Europa l’applicazione è ancora frammentata e l’Italia è in ritardo, ma l’obbligo c’è.
Molti requisiti delle WCAG toccano direttamente l’architettura:
- navigazione coerente tra le pagine;
- titoli e intestazioni che descrivono il contenuto;
- più modi per trovare una pagina, cioè menu, ricerca e mappa del sito;
- etichette comprensibili.
Una struttura progettata bene fa già una parte del lavoro, ma da sola non basta. Contrasti, testi alternativi, uso da tastiera e moduli vanno verificati a parte. Rientrare o no nella norma dipende dalle dimensioni dell’impresa e dal tipo di servizio offerto. Se non sai se la tua azienda è coinvolta, chiedilo al tuo consulente legale o a un esperto di accessibilità prima di pubblicare la dichiarazione di accessibilità.
Il nostro punto di vista
Nei progetti che seguiamo l’architettura dell’informazione non è un documento tecnico da consegnare e dimenticare. È il punto in cui il posizionamento di un’azienda diventa concreto. Se un’impresa dice di essere specializzata nel settore alimentare, il sito deve dimostrarlo con la sua struttura, non solo con uno slogan in home page.

Per questo design e marketing lavorano insieme fin dall’inizio. Le categorie del sito nascono dalle domande che i clienti fanno davvero ai commerciali. Le etichette nascono dalle parole che usano nelle mail. I percorsi nascono dagli obiettivi misurabili che concordiamo all’inizio. La grafica arriva dopo e mette in luce una struttura che funziona già sulla carta.
La nostra convinzione è semplice: un sito in cui identità visiva, contenuti e struttura vanno d’accordo vende meglio di un sito soltanto bello. E un’architettura pensata bene costa meno nel tempo, perché cresce con l’azienda invece di essere rifatta a ogni nuovo prodotto.
— Purple
Quando affidarsi a un’agenzia
È il momento di ripartire dalla struttura in tre casi: il sito è cresciuto a strati, i commerciali ricevono telefonate da clienti che online non hanno trovato un’informazione, oppure stai per rifarlo da zero. Con il nostro servizio Siti web progettiamo architettura, contenuti e design in un unico percorso, dall’inventario alla messa online. Con Smarketing allineiamo il sito agli obiettivi di marketing e vendite. Ogni progetto è su misura e parte da un preventivo concordato. Alcuni lavori sono nel nostro portfolio. Per farti un’idea del budget, leggi la nostra guida su quanto costa un sito web per una PMI.
Domande frequenti
Che differenza c’è tra architettura dell’informazione e mappa del sito?
La mappa del sito è uno dei risultati dell’architettura dell’informazione: è l’albero delle pagine. L’architettura comprende anche le etichette, i percorsi di navigazione, la ricerca interna e le regole per i tipi di contenuto. Un sito può avere una mappa ordinata ed essere comunque difficile da usare, se le etichette non si capiscono.
Quante voci deve avere il menu principale?
Un numero magico non c’è, ma su un sito B2B poche voci chiare funzionano meglio di un elenco lungo. Ogni voce in più costringe il visitatore a leggere e scegliere. Se fai fatica a restare sotto le sette o otto voci, probabilmente alcune categorie vanno unite o spostate nel footer.
Card sorting e tree testing servono anche per un sito piccolo?
Sì, in una versione semplificata. Per un sito di poche decine di pagine bastano un card sorting con alcuni clienti e colleghi e un tree testing veloce sulle cinque o sei attività più importanti. Richiede poco tempo rispetto a rifare menu e URL dopo il lancio.
Ogni quanto va rivista l’architettura di un sito aziendale?
Conviene rivedere l’inventario almeno una volta l’anno, e fare una verifica più a fondo quando cambiano offerta, mercati o pubblico. I campanelli d’allarme sono pagine importanti con poco traffico, ricerche interne senza risultati e richieste di informazioni a cui il sito dovrebbe già rispondere. Per sapere che cosa deve contenere un sito, leggi la nostra guida sul sito web aziendale.
Fonti
- Designers Italia: Architettura dell’informazione
- Designers Italia: Organizza i contenuti
- Designers Italia: Modelli per i Comuni
- Manuale operativo di design: Architettura dell’informazione
- Design dei siti web dei Comuni italiani: Architettura dell’informazione
- Rosenfeld e Morville: Defining Information Architecture
- TU Graz: rassegna sul tree testing
- Actainfo: accessibilità digitale obbligatoria dal 28 giugno 2025
- Agenda Digitale: Italia in ritardo sull’accessibilità digitale



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